Contaminazione ambientale da produzioni cosmetiche


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  • 04/09/2025
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di Cristiana Guerranti - Product Developer Cosmesi e Detergenza - QCertificazioni (Bureau Veritas)

L'industria cosmetica globale, il cui fatturato supera i 16,5 miliardi di euro, con una crescita del 9,1% nell'ultimo anno (Cosmetica Italia, 2025), è sempre più sotto esame per quanto riguarda il suo impatto ambientale. Prodotti per la skin care, creme solari e formulazioni per la cura della persona rilasciano inquinanti come conservanti sintetici, filtri UV e microplastiche, negli ecosistemi acquatici, minacciando la biodiversità e la salute umana (Guerranti et al., 2019).

Questa breve nota esamina le principali sfide ambientali poste dalla produzione cosmetica ed evidenzia come lo standard Bio Eco Cosmesi AIAB, certificato in esclusiva da QCertificazioni (Gruppo Bureau Veritas), offra criteri formulativi, e produttivi in generale, per mitigare tali impatti.

Contaminanti ambientali da produzioni cosmetiche

Conservanti e antimicrobici cutanei
Conservanti sintetici come parabeni e triclosan sono ampiamente utilizzati per le loro proprietà antimicrobiche.
La contaminazione da parabeni è stata riscontrata, oltre che in matrici ambientali, anche nei tessuti e nei fluidi corporei umani, e persino nel latte materno (nel 75% dei campioni analizzati da Schlumpf et al., 2001). I parabeni mostrano effetti di interferenza sui sistemi ormonali, alterando le funzioni riproduttive nelle specie acquatiche a concentrazioni fino a 1 µg/L (Bledzka et al., 2014).
Il triclosan, sebbene limitato nei cosmetici in UE, persiste negli ambienti acquatici, contribuendo ai meccanismi di resistenza agli antibiotici ed è soggetto a bioaccumulo nei pesci (Halden, 2014).

Filtri UV
I filtri UV chimici, come l'ossibenzone e l'octinoxato, sono risultati correlati allo sbiancamento dei coralli, visto che portano alla morte delle alghe simbiotiche, a concentrazioni di 62 parti per trilione (Danovaro et al., 2008). Questi composti, presenti in alta percentuale nei prodotti solari, si accumulano negli organismi marini, compromettendone la crescita e la riproduzione (Downs et al., 2016).
Le alternative minerali, come TiOâ‚‚ e ZnO, sono commercializzate come "sicure per la barriera corallina" e possono essere considerate un’alternativa meno impattante, sebbene suscitino alcune perplessità, poiché generano specie reattive dell'ossigeno una volta esposti alla luce solare, che danneggiano il fitoplancton (Sánchez-Quiles e Tovar-Sánchez, 2014). Inoltre, vengono sollevati alcuni dubbi sulla sicurezza dell'uso delle nanoforme (nano-TiOâ‚‚) (Renzi e Guerranti, 2015).

Muschi sintetici
I muschi policiclici (ad esempio, il galaxolide) e i nitromuschi, utilizzati nelle fragranze, presentano un'elevata lipofilicità, che ne determina il bioaccumulo negli organismi, soprattutto acquatici. Inoltre, sono considerati interferenti endocrini: il galaxolide, ad esempio, interferisce con l'attività degli estrogeni nei pesci e persiste nei sedimenti per decenni. Il suo uso diffuso ha portato alla frequente rilevazione della sostanza in molti comparti ambientali, tra cui acque reflue, acque superficiali, sedimenti e polvere di ambienti confinati, nonché nel latte materno umano e negli alimenti, soprattutto di provenienza marina (Wang et al., 2025).

Microplastiche
Le microsfere (μB) in plastica, presenti negli esfolianti e nel dentifricio, contribuiscono per lo 0,1-1,5% all'inquinamento marino da microplastiche (Gouin et al., 2015). Ogni singolo utilizzo di uno scrub per il viso rilascia circa 229.000 μB nelle acque reflue, con il 40-96% di questo quantitativo che non viene trattenuto dagli gli impianti di trattamento delle acque (Guerranti et al., 2019). Studi di laboratorio hanno confermato l'adsorbimento superficiale di inquinanti organici persistenti (POP), come diclorodifeniltricloroetano (DDT), fenantrene, policlorobifenili (PCB), e di metalli pesanti, sulle microplastiche, meccanismo che porta ad amplificare la tossicità di questi inquinanti nelle reti alimentari (Mato et al., 2001; Ranjan et al., 2024).

Lo standard Bio Eco Cosmesi AIAB: la risposta nel segno della sostenibilità

Lo standard Bio Eco Cosmesi AIAB, sviluppato dall'Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica e certificato da QCertificazioni, affronta le criticità sopra elencate, attraverso criteri rigorosi per le formulazioni, l'approvvigionamento delle materie prime e il confezionamento dei prodotti cosmetici.

Sostanze soggette a restrizione
La norma vieta alcune classi di composti considerati non sufficientemente sicuri per la salute umana e per l'ambiente. Tra questi, ad esempio:

  • composti etossilati (derivati di PEG/PPG) che devono essere necessariamente sostituiti da tensioattivi di origine naturale, meno persistenti e nocivi;
  • filtri UV sintetici (come ossibenzone, octinoxate), da sostituire con alternative minerali come ZnO;
  • parabeni, triclosan e composti a base di muschi sintetici, sono da evitare in favore di conservanti naturali (ad esempio, acido benzoico) e oli essenziali o ingredienti aromatici che non interferiscano con il sistema endocrino.

Le microplastiche, inclusi glitter e μB, non sono ammesse nei cosmetici certificati Bio Eco Cosmesi AIAB e devono essere sostituite da rispettivamente glitter di cellulosa e abrasivi naturali biodegradabili, come silice o gusci frantumati.

Materie prime biologiche e ingredienti sostenibili

  • Deve essere presente almeno un ingrediente biologico (certificato ai sensi del Regolamento UE 834/2007), dando priorità alle materie prime vegetali provenienti da specie non in via di estinzione;
  • Gli ingredienti di origine animale (ad esempio, il collagene) sono consentiti solo se sottoprodotti della produzione alimentare, mentre sono esclusi tutti i materiali che richiedono il sacrificio di animali.

Packaging sostenibile

  • La norma impone l'uso di materiali riciclabili o riutilizzabili al 100%, vietando PVC e bachelite e promuovendo contenitori monomateriale;
  • Incoraggia i sistemi di riempimento dei contenitori per ridurre i rifiuti di plastica, in linea con i principi dell'economia circolare.

Certificazione
QCertificazioni effettua audit annuali, esaminando formulazioni, certificazioni dei fornitori e diversi aspetti del packaging. Le non conformità eventualmente riscontrate nei prodotti finiti attivano azioni correttive o sospensioni dalla certificazione.

A seguito dei controlli di conformità, i prodotti certificati possono esibire il marchio di certificazione, ormai ampiamente riconosciuto dai consumatori come garanzia di cosmetici di alta qualità e indice di rigorosi controlli applicati.

Lo standard può essere scaricato dal sito web seguente: https://www.qcertificazioni.it/wp-content/uploads/2025/01/Disciplinare-COSMESI-AIAB-2024_ITA.pdf

Considerazioni conclusive

Lo standard Bio Eco Cosmesi AIAB esemplifica come una certificazione rigorosa possa ridurre l'inquinamento causato dalla produzione di cosmetici, vietando le sostanze chimiche ad alto rischio, promuovendo l’impiego di materie prime da agricoltura biologica e supportando imballaggi sostenibili.

Bibliografia

Bledzka, D. et al. Environmental Science & Technology, 67, 27–42, 2014
Cosmetica Italia 2025.https://www.cosmeticaitalia.it/centro-studi/Consumi-2024/
Danovaro, R. et al. Environmental Health Perspectives, 116(4), 441-447, 2008
Downs, C.A. et al. Archives of Environmental Contamination and Toxicology, 70(2), 265-288, 2016
Gouin, T. et al. Environment SOFW-Journal, 141, 2015
Guerranti, C. et al. Environmental Toxicology and Pharmacology, 68, 75–79, 2019
Halden, R.U. Environmental Science & Technology, 48(7), 3603-3611, (2014)
Mato, Y. et al. Environmental Science & Technology, 35(2), 318-324, 2001
Ranjan, V.P. et al. Waste Management Bulletin, 2, (3), 229-240, 2024
Renzi, M. & Guerranti, C. Journal of Environmental Analytical Chemistry, 2:4, 2015
Sánchez-Quiles, D., & Tovar-Sánchez, A. Environmental Science & Technology, 48(16), 9037-9042, 2014
Schlumpf, M. et al. Environmental Health Perspectives, 109(3), 239-244, 2001
Wang, J. et al. Environment International, 202, 2025

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